Se ti riconosci
Ti alleni. E inizi a odiarlo.
Non salti mai. Vai anche quando non ne hai voglia, soprattutto quando non ne hai voglia. E ogni volta una voce dice «ancora una ripetizione, un giro, un minuto», anche se le gambe dicono basta. Da fuori sembra disciplina. Da dentro è un altro dovere.
Cosa succede davvero
Chi si forza non ha un problema di costanza: ne ha uno di metodo. L'allenamento viene fatto comunque, e questo sembra un merito.
Ma ogni allenamento fatto senza ascoltarti insegna al corpo che lo sport è una cosa da subire, e il corpo impara in fretta.
La voglia non sparisce in un giorno. Si consuma un allenamento alla volta, finché una sera ti accorgi che l'unica cosa che ti porta in palestra è il senso di colpa di non andarci.
A quel punto si molla. Non per stanchezza: perché non se ne può più. E da lì si riparte peggio che da un infortunio.
Se lo sport diventa un dovere, sta già finendo. Il segnale non è il giorno in cui molli: è il primo giorno in cui ci vai senza voglia.
La frustrazione che senti non è un difetto di carattere: è il segnale che l'intensità è da modificare.
Dice «fermati e guarda direzione e intensità dello sforzo», e quasi sempre è l'intensità.
Le emozioni sono messaggi: si leggono prima di rispondere.
Cosa fai di solito, e perché peggiora
- Aggiungi. Un'uscita in più, un carico in più, «ancora uno». Più spingi, più il corpo frena.
- Ti vieti il riposo. Riposare ti sembra mollare, quindi non riposi mai. E arrivi all'allenamento già stanco.
- Ti dici che è questione di testa. E cerchi la carica: un video, un libro, una frase. Dura un allenamento.
Le fai per tenere duro, e peggiorano le cose. Nel coaching strategico si chiamano tentate soluzioni: la mossa che dovrebbe risolvere e invece tiene vivo il problema.
Le gambe sanno quando basta. La voce in testa no. Le frasi che ripeto in sessione.
Cosa cambia con la Disciplina Gentile
Non più forte: più gentile. Si cambia il metodo, non la quantità. Per esempio:
- Il riposo diventa una mossa. Deciso prima e scritto. Il settimo giorno si riposa: è la cosa più difficile, molto più di allenarsi.
- Si taglia, non si aggiunge. Per un po' l'allenamento è più corto del solito, e allungarlo è vietato. Finisce quando lo decidi tu, non quando crolli.
- Si ascoltano le gambe. La voce dice «ancora uno», le gambe dicono basta. Il compito è dare ragione alle gambe, un allenamento alla volta.
Prenota 30 minutionline, gratis
Un esperimento da fare questa settimana
Per sette giorni non cambiare niente. Fai una cosa sola: ogni volta che ti accorgi di continuare anche se vorresti smettere, lo scrivi.
Giorno, ora, cosa stavi facendo. Senza correggere e senza giudicare.
La domenica rileggi. Se succede sempre nello stesso punto, il nodo è lì. Ed è già il primo passo: il nodo funziona fino a quando inizi a guardarlo.
Vale se il tuo blocco è «vorrei, ma non riesco». Se la voglia manca perché dormi cinque ore o perché c'è altro che pesa, quello viene prima dello sport, e del coaching.
Domande che arrivano al primo colloquio
Perché non ho più voglia di allenarmi anche se mi alleno regolarmente?
Perché ti stai forzando. Ogni volta che ti alleni controvoglia, la voglia cala un po'. Vai avanti lo stesso, finché un giorno finisce, e smetti di colpo.
Devo smettere o continuare a forzarmi?
Né l'una né l'altra. Si cambia come ti alleni, non quanto. Il segnale che funziona: una sera ti va di andare, e nessuno te l'ha ordinato.
Il coaching strategico mi dà una scheda nuova?
No, di schede ne hai già. Lavoriamo su come ti alleni e su come riparti. Se fa per te lo capisci al primo colloquio: 30 minuti, gratis.
Da quanto ti alleni senza voglia?
Ci sentiamo 30 minuti, online e gratis. Mi dici come ti alleni oggi e dove è finita la voglia. Esci sapendo se il coaching strategico fa per te, anche se poi non lavoriamo insieme.
Si apre il calendario della scuola FYM. Poi ti arriva un invito via email: accettalo. Per spostare o disdire, rispondi lì.