Aforismi
Frasi corte, da tenere in tasca.
Le hanno dette altri, molto prima di me, e le ho riusate finché sono diventate mie. Nessuna serve a motivarti: servono a guardare lo stesso allenamento da un altro punto. Qui ci sono tutte: gira la carta e trovi quando la uso.
Le ripeto in sessione
Le hanno dette altri, molto prima di me. Le ho riusate finché sono diventate mie, e in sessione le ripeto finché diventano tue.
Siccome ho molta fretta, vado molto piano.
Quando la uso
La fretta di gennaio corre veloce verso marzo. Andare piano è la mossa di chi vuole arrivare.
Affrettati lentamente.
Quando la uso
Il motto di un imperatore che aveva fretta. Chi riparte con cinque allenamenti a settimana sta correndo, e andare lontano è un altro passo.
A volte partire dopo è il modo per arrivare prima.
Quando la uso
Chi guarda il proprio nodo prima di ripartire, riparte una volta sola.
Non si può non comunicare.
Quando la uso
Anche saltare un allenamento dice qualcosa. Il lavoro è ascoltare cosa.
La punteggiatura delle sequenze degli eventi definisce la relazione.
Quando la uso
Il tuo racconto parte da «ho mollato». Il mio parte da «hai tenuto tre settimane». Stessa storia, punteggiatura diversa.
Se vuoi vedere, impara ad agire.
Quando la uso
Capire arriva dopo aver fatto, mai prima. Per questo i compiti vengono prima delle spiegazioni.
Agisci sempre in modo da aumentare il numero delle scelte.
Quando la uso
Un piano rigido riduce le scelte a due: tutto o niente. Un passo piccolo le moltiplica.
Il problema non è il problema: lo è il tentativo di soluzione.
Quando la uso
Chi arriva da me porta un problema e dieci tentativi. Guardiamo i dieci.
La soluzione è il problema.
Quando la uso
Il titolo della mia newsletter. La mossa che fai per risolvere è spesso quella che tiene in piedi il blocco.
Si conosce un problema attraverso la sua soluzione.
Quando la uso
Da dove viene il blocco interessa meno. Chiedo cosa hai già fatto per sbloccarti: è lì che si vede come funziona.
Il primo passo per migliorare qualcosa è smettere di peggiorarla.
Quando la uso
È il cuore del gioco del peggiorare: prima si vede cosa stringe il nodo, poi si smette di tirare.
Se vuoi drizzare una cosa, impara prima a storcerla di più.
Quando la uso
Prima di chiedere costanza, lascio spazio all'incostanza: osservarla senza correggerla è già il primo compito.
Il cambiamento avviene attraverso piccoli passi concreti.
Quando la uso
Il compito tra una sessione e la successiva è piccolo apposta: un passo che la giornata regge.
La vittoria migliore è vincere senza combattere.
Quando la uso
Nello sport di tutti i giorni l'avversario sei tu che ti forzi. Smettere di combatterti è la prima vittoria.
Per chi non sa a quale porto è diretto, nessun vento è favorevole.
Quando la uso
Al primo colloquio la domanda è questa: dove vuoi arrivare, davvero? La tabella viene dopo.
Le parole giuste, al momento giusto, cambiano la prospettiva.
Quando la uso
Vale per questa pagina. Una frase non ti cambia; ti sposta lo sguardo quel tanto che basta.
La domanda è già metà della risposta.
Quando la uso
Per questo in sessione faccio più domande che discorsi.
Chi guida con le domande non perde mai la rotta.
Quando la uso
La bussola di chi fa il mio mestiere: meno consigli, più domande.
Ascoltare è la prima mossa strategica.
Quando la uso
I primi trenta minuti sono quasi tutti ascolto. Il nodo si vede da come lo racconti.
Se sai come risolvere, risolvi.
Quando la uso
Se fosse una questione di sapere, avresti già risolto. Quello che resta è un modo che si ripete, e si lavora su quello.
Io posso essere la corda per scalare, ma l'azione la fai tu.
Quando la uso
Il filo che scende dal nodo in cima a questo sito è quello. Lo tengo io; i passi sono tuoi.
Come un cuoco con ottimi ingredienti che non riesce a combinarli.
Quando la uso
Hai già le scarpe, il tempo, la voglia. Manca la ricetta: il modo in cui li metti insieme.
Cavalcare la tigre senza guidarla.
Quando la uso
La voglia, la stanchezza, l'orgoglio: non si comandano. Si impara a cavalcarli.
Spegnere il fuoco aggiungendo legna è il modo più sicuro per alimentarlo.
Quando la uso
Più regole sopra una regola già saltata: legna sul fuoco.
Annegare in un bicchier d'acqua.
Quando la uso
Un allenamento saltato è un bicchiere d'acqua. Il modo in cui lo guardi decide se ci anneghi.
La cosa di cui ho più paura è la paura.
Quando la uso
La paura di mollare di nuovo pesa più dell'allenamento. Si lavora su quella, prima che sulla scheda.
L'avversario nella nostra mente è più forte di quello nella realtà.
Quando la uso
La salita che immagini la sera è più ripida di quella che corri la mattina.
Non puoi fermare le onde, ma puoi imparare a fare surf.
Quando la uso
La stanchezza, il poco tempo, le giornate storte: quelle restano. Si lavora su come ci stai sopra.
La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni.
Quando la uso
Il piano perfetto di gennaio è fatto di buone intenzioni. Il passo di oggi è fatto di scarpe.
Non è possibile migliorare ciò che non si può misurare.
Quando la uso
Per questo i compiti hanno un quando, un quanto e un come: si vede se sono successi.
La realtà è il frutto del linguaggio che usiamo per descriverla.
Quando la uso
«Ho mollato» e «ho saltato un giorno» descrivono la stessa mattina. Scegli le parole, e cambia la settimana.
Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati differenti.
Quando la uso
Il piano più rigido è la stessa cosa fatta con più forza. Il risultato lo conosci già.
Possono perché credono di potere.
Quando la uso
Detto dei rematori in gara. Vale anche per chi deve solo rimettersi le scarpe.
Ci si convince meglio con le ragioni trovate da soli che con quelle venute in mente agli altri.
Quando la uso
Per questo faccio domande invece di dare consigli. La risposta che trovi tu è l'unica che regge.
La più grande minaccia alla conoscenza non è l'ignoranza, ma l'illusione di sapere.
Quando la uso
«So cosa devo fare, mi manca solo la costanza» è l'illusione più diffusa in palestra.
Sulle emozioni
Dal modello di Equilibrio Emotivo di Piercarlo Romeo: l'emozione è il postino, non la lettera.
Non confondere il messaggero con il messaggio.
Quando la uso
Il senso di colpa dopo un giorno saltato non è il nemico: è il postino. La lettera dice un'altra cosa, e va letta.
Un messaggero che non ascolti torna, bussando alla tua porta più forte.
Quando la uso
La frustrazione zittita chiama la rabbia, la rabbia zittita chiama la tristezza: qualcosa da lasciar andare. Si ascolta la prima, costa meno.
Per chi ha paura, tutto fruscia.
Quando la uso
La paura di mollare di nuovo legge ogni giorno storto come la fine. La domanda da fare è una: il pericolo è reale?
La frustrazione dice: fermati, e guarda direzione e intensità dello sforzo.
Quando la uso
«Mi alleno e non cambia niente» quasi mai è un problema di direzione. È l'intensità, e si abbassa.
Dai 36 stratagemmi
Un trattato cinese di strategia, anonimo e antico, che il coaching strategico ha fatto suo. Letti sul tappetino della palestra hanno un senso tutto loro.
Solcare il mare all'insaputa del cielo.
Quando la uso
Il cambiamento che funziona passa inosservato anche a chi lo fa: un gesto piccolo, nessun annuncio, nessuna resistenza da svegliare.
Aspettare ben riposati il nemico stanco.
Quando la uso
Il riposo come mossa. Chi arriva all'allenamento già stanco di andarci controvoglia ha giocato la partita prima di cominciarla.
Nascondere la lama dietro il sorriso.
Quando la uso
Il compito che sembra una sciocchezza, e lavora in profondità. I migliori li ho lanciati ridendo.
Allentare la presa per stringerla.
Quando la uso
La Disciplina Gentile in cinque parole, e le ha scritte qualcun altro secoli fa.
Scagliare il mattone e avere indietro la giada.
Quando la uso
Il compito piccolo è il mattone. Quello che torna indietro di solito è molto più grande.
Per catturare la banda, acciuffarne il capo.
Quando la uso
Dieci abitudini che saltano hanno quasi sempre un solo capo: la regola senza eccezioni. Si lavora su quello.
Togliere la legna da sotto il calderone.
Quando la uso
Invece di soffiare sull'acqua che bolle (più regole, più sensi di colpa), si toglie quello che la fa bollire.
La cosa migliore è la fuga.
Quando la uso
Ritirarsi in tempo è una mossa, se è decisa prima e non subita. Per questo nei compiti c'è spesso una pausa prescritta.
Disciplina Gentile
Il metodo in una riga, con le parole di questo sito.
Non più forte: più gentile.
Quando la uso
La disciplina che regge si allenta nel punto giusto. È il motivo per cui si chiama Disciplina Gentile.
Si lavora sul metodo, non sull'impegno.
Quando la uso
Di impegno ne hai già messo tanto. Il metodo con cui lo usi è la parte che si può cambiare in due settimane.
Più stringi, più il nodo tiene.
Quando la uso
La regola più rigida, la sveglia più presto, il piano senza eccezioni: ogni giro di corda in più stringe lo stesso nodo.
Un passo piccolo fatto davvero vale più di un piano perfetto abbandonato a febbraio.
Quando la uso
Chi arriva da me ha quasi sempre un piano perfetto nel cassetto. Partiamo dal passo.
Non si riparte da zero. Si riparte dall'ultimo checkpoint.
Quando la uso
Salti un allenamento e la settimana «è andata»: quello è tornare al primo livello. Il checkpoint è il giorno dopo.
La settimana non è andata. È andato un giorno.
Quando la uso
Da ripetere il martedì, quando il lunedì è saltato.
Il riposo è una mossa, non una resa.
Quando la uso
Chi si allena forzandosi legge ogni pausa come un cedimento. Decisa prima, la pausa fa parte del gioco.
Le gambe sanno quando basta. La voce in testa no.
Quando la uso
«Ancora uno» è una voce, non un dato. Il lavoro è ridare la parola alle gambe.
Se lo sport diventa un dovere, sta già finendo.
Quando la uso
Il momento in cui ti alleni senza voglia è il segnale. Si interviene lì, prima che la voglia se ne vada del tutto.
Il cambiamento succede fuori dalla videochiamata.
Quando la uso
In sessione si decide il compito. Il resto accade nella tua giornata, tra una sessione e la successiva.
Prima il gesto, poi la consapevolezza.
Quando la uso
Capire perché ti blocchi può richiedere anni. Cambiare un gesto piccolo richiede una settimana, e il capire arriva dopo, da solo.
Non esiste l'ultimo livello.
Quando la uso
Sciolto un nodo ne arriva un altro, più difficile della volta prima: è il gioco, e vale per tutti. Il percorso ti lascia un modo di giocare che regge anche ai livelli che oggi non vedi.
Giocatore 2 non gioca al posto tuo.
Quando la uso
Io vedo la mappa e ti propongo la mossa; il controller resta in mano a te. Vale per ogni compito che ti do.
Quale ti è rimasta addosso?
Portala al primo colloquio: 30 minuti online, gratuiti. Da una frase si capisce dove si stringe il nodo.
Si apre il calendario della scuola FYM. Poi ti arriva un invito via email: accettalo. Per spostare o disdire, rispondi lì.