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Valentino BarellaCoach strategicoPrenota 30 minuti

La soluzione è il problema, numero 2

La chiave sotto il lampione

Cerchi qui perché qui si vede. Non perché è qui che è caduta.

Uscito su LinkedIn il 26 luglio 2026.

Ti fermi un attimo. Un semaforo rosso, la doccia, la fila alla cassa.

E ti chiedi:

Perché proprio a me? Perché reagisco sempre così? Perché non riesco a farne a meno?

Te lo chiedi da anni. Ogni tanto una risposta arriva, e per due giorni funziona.

Poi il loop riparte.


Un uomo ubriaco, una sera, ha perso la chiave di casa.

La cerca sotto un lampione. Non la trova. Insiste.

Un passante gentile si ferma ad aiutarlo. Dopo un po’:

«Ma sei sicuro di averla persa proprio qui?»

Ti sembra la storia di un ubriaco.

È la tua.

Guarda cos’ha fatto: si è messo a cercare. Subito. Senza chiedersi prima la cosa più semplice: dove l’ho persa, davvero?

Ha saltato la domanda che veniva prima di tutte. E si è messo a cercare dove la sua testa gli diceva di cercare: dove c’è luce.

Tu fai lo stesso.

Hai un problema e parti. A cercare la soluzione. O il colpevole. O il perché.

Ma la domanda che viene prima di tutte, quella la salti.

Com’è fatto davvero, questo problema? Come funziona, adesso?

È troppo buio, lì. È il presente. È quello che fai tu. Ed è l’unico posto che eviti di guardare.

La tua tentata soluzione

Così cerchi dove c’è luce.

«Prima capisco perché, poi agisco.»

«Devo arrivare alla causa.»

«Se capisco da dove viene, risolvo il problema.»

Ragionevole. Lo fai da anni.

E qui c’è la trappola dentro la trappola: a furia di cercare nel posto comodo, qualcosa lo trovi. Una spiegazione. Un episodio. Un colpevole.

E ci costruisci sopra la tua strategia.

Ma quella spiegazione te la sei fatta nella tua testa, con quello che già credevi.

L’hai immaginato, il problema. Una telecamera, invece, lo riprende: i fatti, nell’ordine in cui accadono, senza la storia che ci metti sopra.

Così la tua mossa non risolve il tuo problema.

Risolve l’idea che ti sei fatto del tuo problema.

Il ribaltamento

Il primo passo non è risolvere.

È guardare.

Il «perché» ti sembra il primo passo verso la soluzione. È l’ultimo passo: ogni volta che te lo chiedi, mantieni il problema al suo posto.

Perché chi corre alla soluzione senza aver guardato il problema, quel problema lo indovina soltanto. E lo tiene in vita. Proprio con le mosse che fa per toglierlo.

E finisce come l’ubriaco. In ginocchio. Convinto di cercare. Nel punto sbagliato. Per anni.

Ti manca un solo sguardo. Nell’unico punto rimasto al buio: quello dove la chiave è caduta davvero.

Il tuo compito

Ti chiedo una cosa strana. Quasi inutile. Fallo lo stesso, ma alla lettera.

Metti da parte, per ora, il risolvere e lo stare meglio. Fai solo l’investigatore del tuo problema: vai al buio con una torcia e raccogli prove.

E dimentica gli effetti. Il compito serve solo a mostrarti come stanno le cose.

L’attività è una sola, per sette giorni: tenere un diario di bordo del tuo problema. Un taccuino che sta in tasca.

In cima scrivi il problema. Non «perché ce l’ho»: solo cos’è.

Poi, ogni volta che si presenta, anche dieci volte al giorno, quel giorno stesso annota i fatti, e solo quelli:

Quando, e dove.

Cosa stava succedendo, e con chi.

Cosa hai fatto.

Cosa ti è passato per la testa.

Cosa succede, non cosa significa.

Cinque minuti, e chiudi.

Il settimo giorno

Rileggi tutto una volta sola, poi chiudi il taccuino e lascialo chiuso. Era una torcia accesa sette giorni, e ha già fatto il suo lavoro.


Un’ultima cosa, prima di chiudere.

A un certo punto sentirai una spinta fortissima a lasciar perdere il diario e tornare al «perché». Urgente. Sensatissima. «Sto perdendo tempo, io ho bisogno di capire.»

Quella spinta non è il segnale che stai sbagliando.

È il segnale che hai smesso di cercare sotto il lampione, e hai iniziato a guardare dove è buio.

Dove hai perso la chiave.


Non è nascosto. È solo dove non vuoi guardare.


Qual è il «perché» che ti ripeti da anni? La spiegazione su cui hai costruito tutto, senza fondamenta.

Scrivimela nei commenti.

Nel prossimo numero: chiedi una rassicurazione. Funziona per un'ora. Poi ne serve un'altra.

I commenti stanno su LinkedIn: rispondi lì, sotto il numero.

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