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Valentino BarellaCoach strategicoPrenota 30 minuti

La soluzione è il problema, numero 1

Il mulo e l'albero

Ha sempre funzionato. Stamattina no. E tu ci riprovi.

Uscito su LinkedIn il 11 luglio 2026.

Ci sono cose che fai da anni e che hanno sempre funzionato.

Finché una mattina non funzionano più.

E tu cosa fai?

Ci riprovi. Sarà stato un caso che non ha funzionato.


C’è una storia greca che racconta di un mulo.

Ogni mattina, da anni, portava la legna dalla valle alla montagna. Stesso bosco, stesso sentiero, stessa ora. Funzionava.

Una notte scoppia un temporale. La mattina dopo, sul sentiero, c’è un albero caduto.

Il mulo lo vede. E non si ferma.

Non pensa «lo aggiro». Pensa: quell’albero lì non ci deve stare.

E gli va addosso con la testa.

Si fa male. Ci riprova. Si fa più male. Ci riprova ancora, perché evidentemente non ha spinto abbastanza.

Va avanti finché non muore.


Ti stai raccontando che questa è la storia di un mulo. Di un animale.

Non lo è.

È la storia di una persona che per anni non ha mai avuto bisogno di cambiare.

Il mulo non insiste perché è ottuso. Insiste perché quel sentiero ha sempre funzionato. Non sta ripetendo un errore: sta ripetendo un successo.

Einstein ha fatto lo stesso. Ha scoperto la relatività, il mondo gli ha dato ragione, e poi ha passato vent’anni a cercare la teoria successiva con lo stesso metodo che l’aveva reso Einstein.

Vent’anni. Nessun risultato.

Nella trappola non ci cascano gli sprovveduti. Ci cascano quelli a cui una volta ha funzionato.

Perché se ha funzionato ieri, deve funzionare anche oggi.

Questo è quello che ti dici.


Quello che fai non è sbagliato.

Ha funzionato davvero. Ma ha funzionato in un’altra situazione. E con un’altra persona: quella che eri tu, qualche anno fa.

Poi la situazione è cambiata. O sei cambiato tu. Quasi sempre, tutte e due.

Il sentiero non è più quello. La tua strategia sì.

Non stai usando una strategia sbagliata.

Stai usando l’unica strategia che hai.

Il mulo non muore perché sbaglia sentiero. Muore perché ne conosce uno solo.

Chi ha una sola strategia non sceglie: è obbligato.

La tua tentata soluzione

Pensa al tuo problema. Quello che ti porti dietro da troppo.

Non chiederti da dove viene. Sai già dove porta quella domanda: alle tre di notte, occhi aperti, a rimettere in fila gli stessi pezzi. Quella volta. Quell’anno. Quella persona.

E la mattina dopo il problema era ancora lì. Seduto sul letto. Ad aspettarti.

Chiediti un’altra cosa: cosa faccio, ogni giorno, per risolverlo?

Ci penso su, perché voglio capire come muovermi. Sto attento, perché se abbasso la guardia peggiora. Chiedo un parere, perché due teste ragionano meglio di una. Aspetto il momento giusto, perché adesso non sono lucido.

Ognuna di queste frasi è ragionevole.

E ognuna te la sei detta ieri. E l’anno scorso, con le stesse parole.

Ogni volta ti sembra di provare qualcosa di nuovo. Non è nuovo. È sempre la stessa mossa, con un vestito diverso. La stessa testata, contro lo stesso albero.

La domanda che non ti fai

Domande te ne fai in continuazione.

Perché proprio a me? Cosa c’è che non va in me? Quando finirà?

Sono quelle che ti tengono sveglio la notte e non spostano niente.

Le domande che contano sono altre tre.

Due te le fai già, senza accorgertene.

È la direzione giusta? Sì. Se non ne fossi convinto, non saresti ancora lì a spingere.

Sto spingendo abbastanza forte? No. Mai abbastanza forte.

Direzione e intensità. Qualunque risposta ti dai, arrivi allo stesso posto: spingi di più.

La terza non te la fai mai.

Da quanto tempo lo sto facendo?

Rispondi. Ad alta voce, se sei da solo.

Mesi? Anni?

Se lo fai da tutto quel tempo e il problema è ancora lì, allora non hai una difficoltà irrisolta.

Hai un fuoco. E lo stai alimentando tu, convinto di spegnerlo.

Ci soffi sopra con tutto il fiato che hai. E ogni soffio è ossigeno.

Più forte soffi, più alta va la fiamma.

Perché non è colpa della tua volontà

Il tuo cervello impara così: se una cosa funziona, la ripete.

E continua a ripeterla anche quando ha smesso di funzionare. Non sta lì a verificare: la ripete e basta.

Non è ostinazione. È biologia. Non resisti al cambiamento perché sei debole: resisti perché sei fatto per resistere. Come tutti.

Per questo dirti, o sentirti dire, devi volerlo di più non ti ha mai aiutato.

La volontà non ti fa cambiare mossa. Ti fa fare la stessa mossa, con più forza.

Non ti serve spingere più forte.

Ti serve smettere di spingere.

Il tuo compito

Ti sembrerà troppo semplice per un problema grande come il tuo.

Pensa a un nodo. Puoi tirare con tutta la forza che hai, e stringerlo per sempre. Oppure trovare il capo giusto, e scioglierlo con due dita.

Non è la forza che lo scioglie. È sapere dove mettere le mani.

E adesso ti chiedo un esperimento. Ti sembrerà bizzarro. Fallo lo stesso.

Non ti chiedo di migliorare. Ti chiedo di peggiorare.

Se vuoi raddrizzare una cosa, impara prima a storcerla di più, dice un’antica saggezza cinese. Vale anche qui.

Oggi

Prendi carta e penna, non il telefono, e scrivi in cima al foglio il tuo problema.

Sotto, fai una lista. Di getto, di pancia, senza pensarci troppo:

Cosa potrei fare e non fare, dire e non dire, pensare e non pensare per peggiorare deliberatamente la mia situazione?

Come se volessi renderla disastrosa. Come se volessi fallire di proposito.

Scrivi tutto quello che ti viene. Almeno quattro o cinque voci. Non giudicare, non correggere, non cancellare.

Ogni mattina, per sette giorni

Tieni la lista sul comodino. Appena sveglio, la prendi e la rileggi. Se ti viene in mente un altro modo per peggiorare, lo aggiungi.

Poi la chiudi, la rimetti sul comodino, e te ne dimentichi. Vivi la giornata senza pensarci.

Ogni sera, per sette giorni

Prima di dormire, riapri la lista.

Metti un asterisco accanto ai comportamenti che hai messo in atto durante la giornata.

Nient’altro. Un asterisco. Niente commenti, niente rimproveri.

Poi chiudi il foglio, posi la penna e vai a dormire.


Fra sette giorni guarderai quel foglio e vedrai una cosa che nessuno ti aveva mai mostrato: la lista dei modi in cui ti stai sabotando.

Scritti da te. Segnati da te. Contati da te.

E succederà da solo quello che nessuno sforzo di volontà aveva mai ottenuto: la voglia di smettere di farli.

Il primo passo per migliorare una situazione è smettere di peggiorarla. Paul Watzlawick.


Chi ha una sola strada non ha una strada. Ha una condanna.


Qual è la tua tentata soluzione? La cosa che ripeti da anni, convinto che prima o poi funzionerà.

Scrivimela nei commenti.

Nel prossimo numero: smontiamo la domanda che ti sembra il primo passo verso la soluzione, ed è invece quella che lo mantiene: «perché?»

I commenti stanno su LinkedIn: rispondi lì, sotto il numero.

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