Vai al contenuto
Valentino BarellaCoach strategicoPrenota 30 minuti

La soluzione è il problema, numero 5

La teiera sul fornello

Nessuno l'ha spenta. Nessuno l'ha tolta. È ancora lì.

Uscito su LinkedIn il 15 settembre 2026.

Sono le tre e dieci di un lunedì. Sei a letto.

Ti sei svegliato da solo, senza motivo, e la domanda era già lì, pronta a prendersi le ore.

La giri da un lato, poi dall’altro. Poi di nuovo e ancora e ancora.

Alle sei suona la sveglia e non hai deciso niente. Ma sei stanco come se avessi lavorato tutta la notte.


Una teiera dimenticata su un fornello acceso.

L’acqua bolle. Poi cala. Poi finisce.

E qui succede la cosa che nessuno si aspetta: la teiera non esplode. Non fa rumore, non chiama nessuno.

Si crepa. Piano. Una crepa sottile sul fondo, poi una sul fianco, poi tutte insieme.

E resta lì, senza crepe da vedere: a tenerla ferma basta il suo peso.

Il danno si vede nel momento in cui provi a sollevarla: la prendi per il manico e ti resta in mano il manico.

Chi il burnout lo studia usa questa immagine. E non per chi lavora troppo: per chi resta dov’è, senza decidere di uscirne.


Ti stai dicendo che è la storia di una teiera. Di un oggetto.

Non lo è.

Non ti fa male la strada che prendi. Ti fa male quella che lasci.

Per questo ogni volta che torni al bivio te le ritrovi davanti tutte e due, come se non ci avessi mai pensato. E nessuna delle due è sbagliata: se una lo fosse, avresti già deciso.

Di giorno lo chiami valutare.

Alle tre di notte non ha più quel nome.

Perché il pensiero non finisce mai. Se finisse, avresti deciso. E non è fatto per finire.

Non serve dirti di non pensarci: più te lo dici, più torna.

Intanto il fornello resta acceso.


La tua tentata soluzione

Non ho ancora tutti gli elementi.

Adesso non sono lucido, domani ci penso meglio.

Sentiamo cosa ne pensa anche qualcun altro.

Se aspetto, magari si chiarisce da sé.

Ognuna è ragionevole. E ognuna te l’eri detta il mese scorso, con le stesse parole.

Ti sembra di stare lavorando alla decisione. Stai lavorando al pensiero della decisione.

Non sei indeciso perché non sai cosa vuoi. La testa fa così con tutti: vuole sempre quello che non hai scelto. Anche al ristorante.

Il fornello, però, lo hai lasciato acceso tu.


C’è una domanda che non ti fai mai, ed è sempre la stessa.

Da quanto tempo ci sto pensando?

Rispondi. Ad alta voce, se sei da solo.

Se sono mesi, stanotte è una notte come tutte le altre. Stesso buio. Stesso soffitto. Stessa domanda. È cambiato solo il mese.


Il ribaltamento

Non stai rimandando la decisione.

L’hai già presa.

Ogni notte scegli di restare dove sei. Lo scegli davvero, e lo rinnovi la notte dopo. L’unica differenza è che così non devi dirlo a nessuno, e la mattina puoi ancora chiamarla una cosa da decidere.

Restare fermo perché la strada nuova potrebbe andare peggio non è prudenza. È il rischio più grosso che stai correndo, ed è l’unico che stai correndo per certo.

E la strada che prendi non deve essere quella giusta. Deve essere solo tua, e deve cominciare con un passo piccolo, fatto. Da lì si corregge. Da fermo non si corregge niente.


Il tuo compito

È la frase che sento più spesso in sessione: «devo solo schiarirmi le idee».

Non l’ho mai sentita da qualcuno che aveva già deciso.

Ti chiedo una cosa che sembra il contrario di quello che ti serve. Fallo lo stesso, alla lettera.

Non ti chiedo di pensarci di meno. Ti chiedo di dare un appuntamento al pensiero, e di scriverlo.

Sette giorni. Carta e penna, non il telefono.

Ogni mattina, alla stessa ora

Scegli un orario e non cambiarlo più, prima che cominci la giornata. Una stanza dove nessuno ti disturba.

Nessuna sveglia: finisci quando ha finito lui.

Scrivi il rimuginio. Non i fatti, non i pro e i contro, non una lista: i pensieri, così come arrivano, con le parole che usano alle tre di notte.

Se si ripetono, li riscrivi. Ogni volta, tutte le volte.

Non gli rispondi. Non correggi. Non concludi.

Quando ha finito, butti i fogli senza rileggerli, ti lavi il viso, e cominci la giornata.

Fuori da quell’appuntamento

Niente.

Se arriva mentre guidi, mentre lavori, alle tre di notte, la risposta è una sola e sempre la stessa:

Non adesso. Domani alle sette.

E il giorno dopo, alle sette, ci vai davvero. È l’unica parte che non si salta: se non ci vai, il pensiero torna quando vuole lui.


Il terzo o il quarto giorno la penna rallenta. Finisci in cinque minuti e non sai più cosa scrivere.

Un pensiero che chiami tu si consuma.

E la mattina dopo salterai. Tanto oggi non ho niente di nuovo.

Quello non è il segnale che il compito non serve.

È il segnale che ha iniziato a funzionare.


Una decisione non si matura. Si prende, e matura dopo.


Da quanto tempo ci stai pensando? Non cosa devi decidere: quello resta tuo. Solo da quanto.

Scrivimelo nei commenti, oggi. Un numero, e basta.

Nel prossimo numero: la persona a cui chiedi conferma per stare tranquillo. Te la dà. E mezz'ora dopo il dubbio è tornato più grande di prima.

I commenti stanno su LinkedIn: rispondi lì, sotto il numero.

Un numero ti somiglia un po' troppo?

Leggere aiuta a vedere il meccanismo. Per allentarlo nel tuo caso servono 30 minuti, online e gratuiti.

Prenota 30 minuti

Si apre il calendario della scuola FYM. Poi ti arriva un invito via email: accettalo. Per spostare o disdire, rispondi lì.

I prossimi numeri, appena escono: iscriviti su LinkedIn. Oppure tutti i numeri.