Bologna, 4 ottobre 2026
Da dove viene la Disciplina Gentile
A fine luglio Gianluca, per Storytime, mi ha fatto la domanda che fanno tutti: come sei arrivato al coaching strategico? Ho risposto a voce, senza prepararmi. Ecco cosa ho detto, e cosa ne penso due mesi dopo.
Il cambiamento è inevitabile
Partiamo dal passato: sono nato in Russia e sono stato adottato all’età di quattro anni. Il primo cambiamento della mia vita è stato cambiare città, passare dalla Russia e arrivare a Bologna. Ho dovuto adattarmi a un ambiente nuovo, e questo mi ha fatto capire fin da piccolo che il cambiamento fa parte della vita: è inevitabile.
Poi ci sono state tre fasi legate allo sport, e sono quelle che mi hanno fatto decidere di fare questo lavoro.
La prima è un infortunio, a quattro o cinque anni, subito dopo essere arrivato a Bologna. Il mio primo sport è stato la ginnastica artistica: salti, parallele, anelli, un bellissimo sport che ho fatto con grande piacere. Fino a quando non mi sono rotto una spalla. Da lì ho deciso di cambiare di nuovo. Un altro passo verso il cambiamento.
La seconda è la paura. Avevo deciso di fare nuoto, ma non sapevo nuotare, nessuno me l’aveva insegnato. Non volevo entrare in acqua. Mi hanno chiesto: «Vuoi entrare?». «No, non ci entro.» E l’istruttrice mi ha buttato dentro come un sacco di patate. Sono entrato e ho nuotato come potevo. La paura è passata così, nuotando. Anche lì mi sono adattato. Ho imparato così bene che mi hanno chiesto di farlo a livello agonistico.
Il millepiedi
Chi si rivolge a un coach strategico di solito arriva per un blocco: vorrebbe ricominciare a fare sport e non ci riesce, oppure ha avuto un infortunio e non riparte. Dice: «l’attività fisica la faccio piano, per non farmi male». E più controlla come si muove, più peggiora.
È la storia del millepiedi. Un millepiedi incontra una formica. La formica lo guarda e gli chiede: «Ma tu come fai a camminare con tutti quei piedi?». Il millepiedi si guarda, dice «ah, ma io ho davvero mille piedi!», inizia a controllarli uno per uno. E smette di camminare.
Il coaching strategico parte da un presupposto: non è capire per cambiare, è cambiare per capire. Prima si muove un piede. Il resto arriva dopo.
Due mesi dopo
Riascoltandomi, due cose le direi diverse.
Nell’intervista parlo di ansia pre-gara e di performance. Oggi lavoro con chi fa sport senza gareggiare: chi riparte e molla, chi si allena senza ascoltare le emozioni. Il meccanismo è lo stesso del millepiedi, ma la gara non c’entra. C’entra il lunedì.
E dicevo «scrivetemi su LinkedIn, o sul sito della scuola». Adesso c’è questo sito, e un modo di lavorare che ha un nome: Disciplina Gentile. Si lavora sul metodo, non sull’impegno.
La terza fase, quella che nell’intervista non c’è, la trovi in Chi sono: sono i quindici anni in cui spingere di più non mi rendeva più forte. E il capitolo di adesso, un mese senza allenarmi, lo scrivo nel taccuino mentre succede.